Video: cos’è la circular economy

Passare da consumatori a “utilizzatori” di prodotti, che fin dalla loro nascita e dal design devono essere pensati per essere scomposti e riutilizzati. È la sfida dell’economia circolare, un nuovo paradigma economico non solo vantaggioso per l’ambiente ma anche più competitivo ed efficiente. Non solo: secondo una stima dell’Unione europea se i Paesi membri adottassero questo modello si creerebbero 580mila nuovi posti di lavoro.

L’economia circolare prevede la progettazione dall’inizio di un sistema più virtuoso rispetto a quello che regolare l’economia lineare: prevede innanzitutto che vengano utilizzate in modo massiccio le fonti di energia rinnovabile e una forte capacità di innovazione e servono anche prodotti disegnati in maniera efficiente, che durino nel tempo e che nella loro interezza o nelle loro singole parti possano essere riciclabili o riutilizzabili in altre forme. Ad esempio: le bottiglie dovrebbero essere fatte in modo da rendere più semplice il riutilizzo, piuttosto che il riciclo. Un telefono cellulare dovrebbe essere costruito in modo da rendere semplice ed economico riciclarne i pezzi e recuperarne i materiali rari. Questi prodotti dovrebbero inoltre avere dei prezzi accessibili per il consumatore.

Tutto questo potrebbe portare con sé la fine di uno dei meccanismi su cui si basa l’economia lineare: (l’obsolescenza programmata dei prodotti) e potrebbe introdurre anche una serie di cambiamenti a livello culturale. Quella circolare è una forma di economia più collaborativa, che mette al centro non tanto la proprietà e il prodotto in quanto tale, ma la sua funzione e il suo utilizzo. Se una lavatrice viene progettata per funzionare per 10 mila cicli e non per 2 mila, può essere utilizzata da più di un consumatore attraverso l’attivazione di una serie di meccanismi economici a filiera corta: affitto, riutilizzo o rivendita diretta.

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