..e dopo la giornata contro lo spreco alimentare? Noi rispondiamo con “economia circolare”.

  • By elena
  • 6 febbraio 2015
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Spreco_alimentare-478x350Il giorno dopo la Giornata nazionale contro lo spreco alimentare, istituita nel 2013 dal ministero dell’Ambiente, riflettiamo con dati alla mano e rispondiamo con una possibile soluzione.

Parola chiave? Economia Circolare. Un modello economico di trasformazione del rifiuto in risorsa. Come si applica? Ecco alcuni buoni esempi di progetti virtuosi: Caffè in Campo ovviamente, NoW e Breading.

Qui di seguito alcuni dati, che siano da stimolo per riflettere e affidarsi alle best practies di economia circolare. (fonte repubblica.it)

  • Le quantità di cibo. Secondo un’indagine Wwf realizzata nel 2014 da GfK Eurisko con la collaborazione di Auchan e Simply, ogni anno in media una famiglia italiana butta 49 kg di cibo e dunque complessivamente vengono sprecati 1,19 milioni di tonnellate di alimenti. In termini economici questo corrisponde a circa 7,65 miliardi di euro.
  • Emissioni di Co2.  A causa dello spreco alimentare vengono immesse nell’atmosfera ogni anno 3,3 miliardi di tonnellate di Co2, con cui ci guadagniamo il terzo posto nella classifica dei maggiori emettitori di Co2 dopo Cina e Stati Uniti. Il diretto costo economico dello spreco alimentare dei prodotti agricoli (escluso i prodotti del pescato) viene valutato sui 750 miliardi di dollari, cifra equivalente al Pil della Svizzera. La perdita di terra, acqua e biodiversità comporta un costo elevato non ancora ben quantificato.
  • Biodiversità a rischio. È difficile stimare l’impatto sulla biodiversità dello spreco alimentare a livello globale. Comunque gli effetti negativi dell’espansione agricola e delle coltivazioni estensive è tale sulla frammentazione degli habitat e sulla perdita di biodiversità che appare veramente assurdo che una parte importante di quanto prodotto, con significativi impatti ambientali, vada addirittura sprecato.
  • La perdita di Acqua e di Terra. Globalmente il consumo di acqua blu (ovvero, l’acqua dolce prelevata dalla superficie o dalle falde e utilizzata, ad esempio, per scopi agricoli, come l’irrigazione) è collegato allo spreco alimentare: l’acqua “buttata” col cibo è pari a circa 250 km cubici, equivalenti al flusso annuale d’acqua del Volga oppure a tre volte il volume delle acque del lago di Ginevra. Il cibo prodotto e sprecato “occupa” quasi 1,4 miliardi di ettari di terra, costituendo il 30% della superficie utilizzata per l’agricoltura a livello mondiale.

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